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IL WATSU
Il Watsu è un’Arte per la Salute nata oltre un quarto di secolo fa dalla sensibilità creativa e dalla abilità operativa di Harold Dull, poeta e ricercatore.

 All’inizio il Watsu nacque dal desiderio di coniugare due grandi amori: l’acqua (Water) e lo Shiatsu; infatti Harold Dull, dopo aver viaggiato in Oriente ed imparato lo Zen Shiatsu dal Maestro Masunaga, tornò a vivere ad Harbin, località termale californiana già sacra ai Nativi Americani, ed iniziò a sperimentare la pratica dello Shiatsu immerso nelle calde acque.

Dopo poco il Watsu iniziò ad esprimere le sue caratteristiche connotandosi sempre più fino a diventare un’Arte per la Salute unica e inconfondibile che, pur includendo digitopressioni tipiche dello Shiatsu, non si esaurisce in quelle, ma spazia dai delicati stiramenti al dondolio in sospensione, dal relax profondo all’ascolto consapevole di se stessi.

Il piacere del Watsu è l’unire all’abile sostegno offerto dall’Operatore (Watsuer) la gradevolezza dell’acqua calda nella quale si è immersi in una condizione preziosa: il bombardamento sensoriale è finalmente attutito ed il riposo è profondo.

Il Watsu non è una tecnica bensì una disciplina evolutiva complessa ed armoniosa, non si prefigge scopi terapeutici, è adatto ad ogni età e per le coppie in dolce attesa può essere una esperienza rilassante e coalizzante.

Per chi non ha confidenza con l’acqua, o ha vissuto esperienze traumatiche legate ad essa, il Watsu può essere un modo di riavvicinarsi gradualmente a questo elemento riconquistando la fiducia ed il piacere di immergervisi.Watsu è un marchio registrato e gli Operatori abilitati sono formati secondo precisi standard didattici: questo ne garantisce la professionalità a chi voglia provare l’esperienza di ricevere Watsu
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l’Ai Chi
dal libro “Ai Chi” di Jun Konno e Italo Bertolasi – Edizioni Red Boroli

“L’ispirazione per creare l’Ai Chi è nata osservando il piacere che provano i Giapponesi nell’eseguire con precisione gli esercizi fisici. Gli orientali non amano l’eccessivo dinamismo e l’uso energico della forza. Piuttosto preferiscono le pratiche più meditative  in cui ci si muove con lentezza e con più consapevolezza.

Il Watsu – il nuovo Shiatsu in Acqua creato da Harold Dull – che si pratica in coppia è molto popolare anche in Giappone e da noi lo si immagina più come una cura. Richiede un contatto intimo tra terapista e cliente e io ho osservato più volte quanto molti giapponesi non amino quest’approccio. Invece si sentono più  a proprio agio quando possono esercitarsi in acqua da soli, senza fretta e in modo meditativo.

L’Ai Chi originalmente è stata pensato proprio per  rendere più graduale  l’approccio all’intimità del Watsu. Oggi l’Ai Chi si è sviluppato come una forma autonoma di ostero a acquatico che è praticato da migliaia di giapponesi.
Studi dell’università di Tsukuba e Tokai – in Giappone – ne hanno stabilito il valore: durante la pratica dell’Ai Chi il consumo di ossigeno si accresce del 4-7%. I movimenti del’Ai Chi sono una “ginnastica” respiratoria che tonifica il flusso d’ossigeno al cervello riducendo così stati depressivi e prevenendo così l’insorgere di malattie degenerative come l’Alzheimer’s.
La lentezza della pratica, i movimenti acquatici e circolari sono d’estremo beneficio al corpo e alla mente. E dopo una buona pratica vi sentirete ricaricati. L’Ai Chi può infatti regalarci quelli stati di serenità e di armonia che si provano quando si medita e ci si sente più sereni e in pace.

Qualche volta può capitare che una nuova visione possa nascere da una piccola idea, da un imprevisto o da un incontro casuale. L’Ai Chi è nato così. Lo stimolo per crearlo è nato quando ho incontrato per la prima volta il Watsu nel 1990 durante una presentazione di pratiche acquatiche nel centro di riabilitazione di Denver. Anche se oggi il Watsu è diffuso in tutto il mondo allora nessuno lo conosceva. Io stesso mi chiedevo come si potesse praticare lo shiatsu in acqua. Senza tatami, senza la terra per radicarsi ma invece galleggiando in acqua senza forza di gravità. Ma anche se il Watsu era diverso dalla tecnica dello shiatsu tradizionale ne intuivo in ogni caso la grande efficacia.
 
Così decisi di invitare in Giappone nel 1992 un’operatore americano per il primo workshop di Watsu in Giappone che si è tenuto in un centro di Yokohama. Avevo fatto molta pubblicità e al nostro corso si erano iscritti molti partecipanti provenienti da ogni parte del Giappone. Avremmo dovuto avere un grande successo invece il risultato è stato terribilmente negativo. Tra i più anziani partecipanti molti uscirono dalla piscina abbandonando la lezione e andando via. A loro le “culle” del Watsu creavano un grande disagio. Alla fine ho raccolto tanti giudizi negativi: “Non vogliamo essere toccati così…stare così vicini….non vogliamo essere abbracciati.” Ho allora capito che il Watsu in Giappone non si sarebbe mai popolarizzato se non si fosse ideato un’altra modalità di insegnamento. Da questo incidente è nata l’idea di creare l’Ai Chi. Un “lavoro” individuale e meditativo.     Harold Dull si era ispirato allo stile del grande maestro Izuto Masunaga il cui pensiero aveva modernizzato lo shiatsu tradizionale che si praticava in Giappone. Nello shiatsu si sbloccano i ristagni energetici premendo punti particolari chiamati “tsubo”. I punti principali sono 364. Ognuno di questi punti ha un nome e una sua particolare funzionalità. Inoltre ci sono 35 meridiani principali – chiamati anche keiraku – che sono i canali dove scorre l’energia vitale – “Qi” – che attraversano il corpo sia verticalmente che orizzontalmente creando una specie di “rete”. Nello shiatsu di Masunaga si dà grande importanza ai Keiraku. Con le nostre mani si stimolano sia i punti che l’intero meridiano valutandone anche le differenti profondità. L’efficacia del Watsu stà proprio nell’applicazione, in acqua calda, di questi principi. Lo stretching dei meridiani e il “lavoro” dell’acqua agiscono sul corpo in modo completo e “tridimensionale”.

  
Ho inoltre pensato quanto potesse essere importante stimolare le zone attorno a tre importanti ossa: clavicola, scapola e osso sacro. Sperimentato l’efficacia di una serie di movimenti da eseguirsi in sincronia col respiro ottimali per braccia, fianchi, pancia e gambe. Che alla fine ho riunito in una sequenza completa di 19 movimenti.
Nel 1995 ho presentato per la prima volta in America l’Ai Chi incontrando l’interesse speciale di Rus Sova, una famosa bodyworker acquatica. Le ho spiegato che l’Ai Chi in Giappone era una preparazione al Watsu e che avrebbe potuto facilitarne la diffusione. La stessa Rus Sova aveva ideato il nome “Ai Chi” ed era convinta che questo nuovo Tai chi acquatico fosse in sé stesso un programma completo utilissimo per riequilibrare la postura del corpo. E da allora lo ha diffuso con molto entusiasmo nel mondo acquatico americano.
  
Dall’America l’Ai Chi si è poi diffuso nel mondo grazie a questi due famosi bodyworker americani: Harold Dull e Rus Sova,. mentre in Italia i primi corsi sono stati  organizzati con grande entusiasmo da Italo Bertolasi, insegnante della scuola “Watsu Italia”, che ha viaggiato per molti anni in Giappone studiandone cultura e antiche tradizioni.

L’Ai Chi è un body work completo che riunisce il “lavoro” sul respiro, al movimento consapevole e alla meditazione – all’ascolto profondo di sé stessi. E’ una pratica facile e piacevole che si può fare a tutte le età. Mi auguro che questo primo libro italiano possa contribuire a diffonderla sempre di più. Mi auguro ancora che ognuno di voi  lo possa provare per divertirvi e gioire con l’Ai Chi. (Jun Konno)